La vitamina D, detta la “vitamina del sole”, è famosa per la capacità di stimolare l’assorbimento del calcio e del fosforo a livello intestinale e a fissarli nelle ossa. È una sostanza essenziale per il nostro corpo che si assume soprattutto attraverso l'esposizione al sole e, una volta trasformata nella sua forma attiva, agisce come un ormone in grado di regolare diverse funzioni del nostro organismo.
Secondo un nuovo studio pubblicato su Anticancer Research e condotto dai ricercatori della Facoltà di Medicina dell’Università della California con sede a San Diego, ci sarebbe una correlazione tra i bassi livelli di questa vitamina nel corpo e l'insorgenza del cancro e la sua assunzione potrebbe prevenire molti tipi di neoplasie, oltre ad aumentare di ben il doppio le probabilità di sopravvivere alla malattia.
Quindi la vitamina D non solo fa bene alle ossa, ma frenerebbe la proliferazione delle cellule maligne nei tumori, soprattutto in quello del seno e del colon-retto. Analizzando ben 4.443 pazienti per nove anni che assumevano un alto livello ematico di vitamina D ogni giorno, i ricercatori hanno constatato che i metaboliti della vitamina D aumentano la comunicazione tra le cellule sane attivando una proteina che blocca la divisione cellulare aggressiva e, finché i ricettori della vitamina D sono presenti, la crescita del tumore è impedita.
Questo spiegherebbe il motivo di una migliore sopravvivenza nei pazienti i cui livelli ematici sono alti.
Le ricerche su questo fenomeno sono in corso già da diversi anni, da quando, negli anni sessanta, un gruppo di epidemiologi americani notarono un disequilibrio territoriale dell’incidenza di cancro al colon tra paesi del nord e del sud degli Stati Uniti: i dati erano a sfavore dei paesi del nord che presentavano un’incidenza più alta del tumore.
Gli studiosi ipotizzarono che il motivo della discrepanza fosse appunto una bassa esposizione al sole nei paesi con meno ore di luce e che questo impedisse una corretta produzione di vitamina D.

















