La cannabis per uso terapeutico è regolamentata in Italia già dall’aprile 2007, da un decreto del Ministero della Salute (quando la ministra era Livia Turco), riconfermato nel 2015 da Beatrice Lorenzin. A settembre scorso, però, è stato approvata una legge dello Stato secondo cui può essere adoperata anche come farmaco a sé stante, e non solo come adiuvante di altri trattamenti.
Purtroppo, dopo un’attesa di due anni, la discussa riforma riguardante la legalizzazione della Cannabis, sostenuta da oltre 220 parlamentari di tutti gli schieramenti, è arrivata a Montecitorio completamente trasformata dalla proposta originaria, in quanto durante il passaggio nelle commissioni riunite Giustizia e Affari del 26 luglio scorso è stata accantonata la parte relativa alla legalizzazione ed è rimasto esclusivamente l’aspetto relativo all’uso terapeutico. Dopo tanta attesa, la discussione è andata in fumo poiché l’avvicinarsi del termine della legislatura e della prossima campagna elettorale ha spinto i partiti ad evitare un dibattito così spinoso e delicato. Secondo il sottosegretario degli Esteri Benedetto Della vedova, animatore del gruppo trasversale parlamentare per la legalizzazione della Cannabis “Per evitare le divisioni si è abolita la discussione”.
Il 2017 ha segnato però un’importante novità per chi ricorre legalmente a farmaci coannabinoidi: la possibilità di comprare la Fm2, la cannabis prodotta nello stabilimento militare di Firenze, l’unico autorizzato dal governo a coltivarla. In questi 10 anni, invece, i pazienti potevano adoperare solo prodotti olandesi (Bedrocan, Bediol, Bedica, Bedrobinole Bedrolite) con prezzi proibitivi per la maggior parte dei malati che potevano arrivare fino a €70,00 al grammo.
Con quest’ambiziosa iniziativa l’Italia si è lanciata come primo paese in Europa a tentare un approccio industriale in questo settore. L’intera filiera è sotto il controllo dell’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco , che registra e regolamenta tutte le attività in collaborazione con i ministeri della difesa e della salute. Tuttavia l’entusiasmo iniziale per il progetto da parte dei pazienti sta iniziando a scontrarsi con reazioni contrastanti da parte di chi l’ha provata.
Per analizzare meglio tali risultati il mensile "Il Salvagente", lo scorso Aprile, ha pubblicato un articolo sui risultati di un confronto fra l’Fm2 e i farmaci olandesi Bediol, Bediolite e Bedrocan. I redattori hanno fatto analizzare in laboratorio i campioni dei quattro medicinali per capire se i princìpi attivi dichiarati nell’etichetta fossero quelli effettivamente presenti nel prodotto e, secondo le analisi, l’Fm2 rispetta i valori dichiarati mentre per le varietà olandesi i risultati parlano di prodotti con una quantità di delta-9-tetraidrocannabinolo (thc) leggermente superiore a quella indicata.
Per il momento, comunque, l’esperienza con l’Fm2 è buona, anche se in costante via di sviluppo e di miglioramento ed, infatti, il colonnello Antonio Medica, direttore dello stabilimento di Firenze, ha annunciato che presto comincerà anche una nuova coltivazione sperimentale con l’obiettivo di ottenere un prodotto privo di cbd e con un maggiore contenuto di thc, l’F19, una varietà simile al Bedocran.
Tuttavia esistono ancora molte criticità legate all’uso terapeutico di cannabis in Italia, come l’assenza quasi totale di indicazioni chiare sui medici cui rivolgersi, l’impossibilità di sapere quali siano le farmacie cui richiedere il preparato dato che vige il divieto di propaganda diretta e indiretta di sostanze stupefacenti e il fatto che solo in 11 regioni è a carico del servizio sanitario, solo per citarne alcune.
È pertanto importante favorire un dibattito obiettivo, senza contrapposizioni ideologiche, su questi argomenti sperando che le istituzioni valutino attentamente tutte le criticità ignorate o sottovalutate.

















